Un giacimento inesplorato, sottovalutato, che nasconde una potenzialità ancora tutta da sviluppare

Agricoltura

Haiti ottiene l’indipendenza nel 1804, secondo paese del continente americano dopo gli Stati Uniti d’America e prima repubblica negra mondiale. Per via di questo ‘primato’, Haiti riceve un cartellino rosso a vita: gli schiavi non possono ribellarsi e vincere… Bollato come il paese più povero dell’emisfero nord, mantenuto insicuro politicamente, pericoloso, viene lasciato ai margini dello sviluppo economico e turistico della regione. Ma d’altra parte l’indipendenza precoce ha permesso alla popolazione di salvare pienamente la loro ‘africanità’ e di vivere in un mondo pre-chimico; il trasporto delle masserizie sulla testa, il lavare e lavarsi sui greti del fiume, i mercati di strada etc. fanno sì che, se possibile, Haiti sia più Africa dell’Africa, e mantenga qui, nel cuore del Caribe, tradizioni di cultura materiale proprie del continente nero: oggi, lungi dall’essere considerati fattori di arretratezza, questi costumi ancora intaccati possono costituire la base di uno sviluppo più intelligente e sostenibile. La grande differenza tra Haiti e gli altri paesi produttori è il Clairin, Kleren in creolo, il rhum dei poveri, la tafia o guilave del XIX secolo, l’unico, ultimo legame sopravvissuto della produzione antillese di fine 1700. Un giacimento inesplorato, sottovalutato, che nasconde una potenzialità ancora tutta da sviluppare.

La canna da zucchero è coltivata in associazione con altre specie vegetali (policoltura)come la banana e il mango. È un piacere per gli occhi, per noi abituati a vedere monocolture estensive preparate per essere coltivate e raccolte meccanicamente, di non accorgersi di essere al centro di una delle aree più importanti della coltivazione della canna da zucchero.
I terreni vengono preparati alzandoli con l’aratro tirato dai boeuf, che poi sono dei tori, e raramente con il trattore.
La canna viene tagliata in pezzi lunghi 40/50 centimetri, che contengono 4/5 nodi e viene interrata sotto 15 centimetri di terra. Il terreno viene la prima volta concimato con del ‘fumier’.
Dopo 18 mesi la pianta sarà pronta per essere raccolta. L’operazione di sarclage viene fatta a mano due o tre volte per stagione, e non vengono utilizzati né pesticidi né fertilizzanti. Venti persone riescono a pulire un ettaro al giorno. I diserbanti non sanno nemmeno cosa siano. Dopo le operazioni di sarclage, che dipendono dall’igrometria annuale, la canna viene lasciata tranquilla fino alla raccolta, che avviene diciotto mesi dopo la messa a terra. La raccolta avviene con taglio manuale, con il coutelas, e il trasporto alla distilleria avviene con le charettes trainate dai buoi. Nel periodo della raccolta, che viene fatta rigorosamente a mano, le canne tagliate sono portate sottobraccio al mulino. Vengono inserite tra i rulli e pressate. Il succo scorre in un contenitore in pietra, mentre un altro uomo prende le canne spremute dall’altro lato del mulino, e una catena umana le sposta nell’area destinata al seccaggio.

Le varietà della canna da zucchero

Le varietà di canna utilizzate ad Haiti sono diverse per ogni regione, e sono ancora scelte per le loro caratteristiche aromatiche e non per le performances produttive.

Nella regione di Saint Michel de l’Attalaye si coltivano la “farine france”, la “hasco”, la “petekoka” e l’ormai rarissima “canne cristalline”, una canna non ibridata, una canna officina rum al 100%.
Nella zona di Leogane e Cavaillon la preferita è la ‘Madame Meuze’, mentre nella regione del Plateau centrale si coltivano la ‘toro’ e la ‘dakoun’. Interessanti anche la ‘saint à clou’, ‘colembator’ , la ‘pastterie’, la “creole” e la “poule poule”.

Esiste anche la coltivazione della cristalline per la produzione di rhum solo per pochi ettari coltivati da Grégory Neisson, a Le Carbet in Martinica. La canne cristalline è una canna tenera, magra, estremamente dolce e aromatica. Michel Sajous, proprietario della distilleria Chelo, ha cominciato quest’anno a distillarla in purezza e a imbottigliarla. La produzione per ettaro è di 40 tons rispetto a una media mondiale di 70 tons, ma che differenza!

Praticamente non esistono malattie a parte il charbon, che però attacca solo alcune varietà che con il tempo non sono state più coltivate, e la bagasse appena spremuta pullula di farfalle e api. Du jamais vu.

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